Battaglia del Granico e conquista dell'Asia Minore
Memnone, che non era persiano di nascita ma greco e che aveva sposato una donna persiana, davanti alle truppe macedoni appena sbarcate, sosteneva la tattica della terra bruciata, ma i satrapi persiani non vollero abbandonare i propri territori al nemico,[46] preferendo scontrarsi subito con l'esercito invasore. Cercò allora di radunare i 20.000 mercenari greci su cui poteva contare, ma, dovendo difendere anche Alicarnasso e Mileto, raccolse soltanto una parte di essi; circa 5.000 unità furono inoltre inviate per ordine dello stesso Dario, a Cizico, luogo importante per via delle loro monete
Nel maggio dello stesso anno, presso il fiume Granico, vicino al sito della leggendaria Troia (sulla strada da Abido a Dascylium, vicino all'odierna Ergili), si svolse il primo scontro. Contro Alessandro, oltre a Memnone, Spitridate della Lidia, Atizie e Arsite della Frigia e Mitrobarzane dalla Cappadocia, vi erano Reomitre, Mitridate e Resace.
Parmenione ebbe il comando dell'intera ala sinistra a cui era stata affidata la difesa, altri uomini al servizio del conquistatore furono Filota, Ceno, Perdicca, Cratero, Meleagro. Clito il Nero (fu chiamato il Nero per distinguerlo da Clito il Bianco, altra figura al comando di parte della fanteria), figura come la guardia del corpo.
Dopo molto tempo trascorso ad osservarsi, visto che i Persiani attendevano che fossero i Macedoni i primi ad attaccare,[49] alle prime luci dell'alba fu proprio Alessandro (riconosciuto per il caratteristico pennacchio dell'elmo)[50] ad iniziare le ostilità, al che l'armata macedone si scagliò sui Persiani.
La tattica di Alessandro era chiara: aprire dei varchi nella fanteria nemica, per lasciare poi spazio alla cavalleria per spezzare l'esercito persiano (che era disposto lungo le ripide rive del fiume) e permettendo così alla falange macedone di caricare con le sarisse e porre fine alla battaglia. Durante l'avanzata, Alessandro stesso condusse parte dell'attacco avanzando in obliquo, distraendo gli avversari, ma fu oggetto di attacchi cruenti.
Dopo aver rotto una prima lancia e ottenuto dai propri fidi un'altra, riuscì a scontrarsi prima con Mitridate, che lo sconfisse colpendolo in volto, per poi essere colto di sorpresa dal fratello di Spitridate, Resace. Questi lo colpì in testa spaccandogli l'elmo e ferendolo; il macedone reagì, e dopo essersi procurato una nuova lancia, colpì l'avversario al petto.[51] Arrivò un terzo avversario, Spitridate, armato di spada, ma, grazie all'intervento di Clito il nero, il condottiero ebbe salva la vita.
La battaglia si era finalmente risolta in uno scontro tra cavallerie, nel quale quella macedone ebbe la meglio, mettendo in fuga la controparte nemica. Senza molti dei loro comandanti, i Persiani si sentirono persi e vennero rapidamente sconfitti; molti furono i morti fra cui Spitridate, Mitrobarzane,[53] Farnace, (il cognato di Dario), Arbupalo, Nifate, Petine e Omare dei mercenari. In quella battaglia i morti persiani furono migliaia mentre quelli macedoni si contavano: 25 fra gli eteri, 60 nella cavalleria e circa 30 nella fanteria.[54]
Solo 2.000 dei 20.000 mercenari greci agli ordini di Memnone furono risparmiati e mandati ai lavori forzati nelle miniere del Pangeo, in quanto essendo greci erano andati contro le leggi degli alleati.[55] In quell'occasione, nel trattare le spoglie nemiche fu diplomatico, inviando 300 armature ad Atene con un messaggio che ricordava: «Alessandro, figlio di Filippo, e i Greci, eccetto gli Spartani, dedicano queste spoglie tolte ai barbari che vivono in Asia»; in questo modo dimostrò umiltà e rispetto.[56]
Il conquistatore diede grandi onori ai caduti, esentando da tasse genitori e figli dei caduti più fedeli. Arsite riuscì a salvarsi, ma sentendosi in colpa per l'accaduto si suicidò.[57] Dopo la vittoria si diede ordine di non saccheggiare la terra e ai persiani vinti di pagare lo stesso tributo che prima pagavano. Parmenione, nel frattempo, prese Dascilio.
L'Asia Minore era ormai aperta alla conquista macedone.
La resistenza di Mileto e l'accordo con Sardi
L'avanzata di Alessandro trovò solo Mileto ad opporgli fiera resistenza: pur avendo anche loro inviato in precedenza una lettera di resa, essi cambiarono idea alla notizia dell'arrivo imminente di una flotta amica. Alessandro occupò quindi il porto, cercando di impedirne l'entrata alle 400 navi nemiche che stavano per giungere,[58] e assaltò le mura, iniziando l'assedio; dopo 3 giorni giunsero i rinforzi ma non venne permesso loro di attraccare: ciò avvenne grazie allo sforzo di Nicanore e dei suoi soldati che, stanziando nei pressi dell'isola di Lade, controllavano il porto.
Si dice che a questo punto Parmenione suggerì di attaccare la flotta nemica, avendo visto buoni auspici per la vittoria in mare (un'aquila che si era poggiata sulla spiaggia vicino alle loro imbarcazioni); Alessandro, tuttavia, gli rispose che aveva male interpretato i segni e che la vittoria sarebbe venuta per terra, in quanto il volatile si era poggiato sul suolo.[59] Dopo un ultimo attacco, sconfisse gli avversari e reclutò 300 dei nemici nel suo esercito (proprio tale offerta fece arrendere i nemici più valorosi).
Contro Sardi gli bastò accordarsi con il loro capo, Mitrine, che lo accolse come fosse un amico; Alessandro consentì che potessero continuare a regolarsi con le leggi già in uso; concesse inoltre ulteriori privilegi.[60] Raggiunse Efeso, dove i mercenari impauriti erano precedentemente fuggiti, e la occupò instaurando una democrazia al posto della precedente oligarchia, come era avvenuto nelle altre città conquistate[61], ed entrarono nella Lega di Corinto. Questa sua politica gli portò molti consensi e rese spontanee la resa di altre città. Tutte le πόλεις (poleis) della costa salutarono il macedone come il liberatore.
Il controllo delle zone conquistate [modifica]
Il governo della Caria fu affidato ad Ada, ultima sorella di Mausolo e di Pixodaro, colui che anni prima aveva progettato un matrimonio fra sua figlia e uno dei figli di Filippo.[62] La donna stessa aveva chiesto udienza al conquistatore, lasciando Alinda, luogo dove aveva trovato rifugio, per incontrarlo; nel parlargli lo denominò figlio.[63]
Mentre il grosso dell'esercito svernava in Lidia (terra poi concessa ad Asandro) al comando di Parmenione, Alessandro passava in Licia, in Panfilia, in Pisidia e in Frigia; quest'ultima venne concessa al comandante della cavalleria tessalica, Calate. In sua sostituzione, Alessandro nominò nuovo comandante della cavalleria Alessandro di Lincestide, scelta poi rivelatasi infausta[64]
L'assedio ad Alicarnasso [modifica]
L'intento di Alessandro era quello di conquistare tutte le città costiere impedendo l'attracco alle navi nemiche; nel frattempo si ebbe la notizia della morte di un figlio di Dario, ucciso per ordine dello stesso padre, che era in procinto di tradirlo.[65]
Si trovò di fronte ad Alicarnasso, una roccaforte dove si era rifugiato Memnone per aiutare la flotta persiana disposta nelle acque vicine; la città disponeva di un grande fossato e di scorte sufficienti ad un eventuale lungo assedio. In questa battaglia il macedone utilizzò le macchine che lanciavano pietre per difesa e non per attaccare le mura.
Alessandro attaccò quindi una torre, nella vana speranza che il suo crollo avrebbe coinvolto parte delle mura; ma alla caduta della prima non conseguì la caduta della seconda. Puntò allora da un'altra parte, colmando prima il fossato e poi attaccando con le sue macchine, senza grossi esiti. In quell'occasione morì Neottolemo, fratello di Aminta di Arrabeo, insieme a circa 170 soldati, mentre meno di venti (16) furono le vittime fra i macedoni, e 300 i feriti.[66]
I persiani resistettero ad altri assalti grazie al fuoco che bruciò un elepoli dei greci.
I persiani, incoraggiati, organizzarono una sortita: furono mandati 2.000 uomini, mille dei quali armati di fiaccole con l'obiettivo di incendiare ogni macchina nemica, mentre gli altri mille dovevano attaccare di sorpresa i greci quando erano impegnati a spegnere i vari incendi. La loro azione non colse impreparati i greci, che fecero strage dei nemici; del secondo contingente si occupò Tolomeo. I soldati persiani rimasti in vita cercarono di tornare nella città, ma, temendo che anche gli invasori entrassero con loro, venne chiuso il cancello e il ponte stesso non resse al peso. Si contarono 1.500 morti per i persiani contro 40 dei greci, fra cui il capo degli arcieri Clearco.[67]
Diodoro differisce totalmente da questa versione (narrata fra gli altri da Arriano-Tolomeo); secondo l'autore, soltanto all'inizio stavano avendo la meglio i macedoni, guidati fra gli altri probabilmente dai battaglioni di Addeo e Timandro, ma di fronte al secondo assalto molti dei greci si spaventarono e la paura aumentò ancora di più all'ingresso dello stesso Memnone, il cui esercito ammutolì per un attimo lo stesso Alessandro. Soltanto grazie ai veterani, al cui comando si pose Atarrias, che spronò i più giovani e inesperti, riuscirono a sconfiggere l'esercito nemico uccidendo Efialte, uno dei comandanti nemici.[68] Si riportano anche i nomi dei generali nemici, gli stessi Efialte e Trasibulo, che tempo prima vivevano ad Atene e di cui Alessandro chiese la consegna, ma a cui fu dato la possibilità dell'esilio e quindi di allearsi con Dario. In ogni caso la resistenza non superò i due mesi.[69]
La città venne incendiata dai persiani,[70] mentre il generale nemico Memnone fuggì rifugiandosi temporaneamente sull'isola di Cos. Il re, entrato nella città, ordinò di uccidere chiunque avesse appiccato il fuoco e, quando si rese conto dei danni, distrusse completamente la città[71]
Alessandro lasciò Orontobate, che si era rifugiato nella roccaforte di Salmacide, e le restanti città della regione da conquistare a due dei suoi fidati: Tolomeo di Filippo e Asandro, lasciandogli parte dell'esercito (3.000 fanti e 200 cavalieri) e continuando la sua conquista dell'impero.
I primi tradimenti e il nodo gordiano [modifica]
A questo punto diede il congedo a tutti i militari che si erano sposati poco prima di partire per la spedizione,[72] e inviò parte del suo esercito a Perge, mentre lui continuava il suo percorso costiero; dopo un evento fortuito (il vento cambiò al suo passare rendendo agevole il passaggio in una zona altrimenti impervia),[73] riscosse molti consensi e contributi che subito convertì in paghe per i soldati.
Viaggiò per Termesso, Aspendo, Faselide; intanto arrivò da Parmenione Sisine, un messaggero persiano inviato da Dario III col proposito di persuadere Alessandro di Lincestide a uccidere il proprio re; se il generale avesse accettato la proposta, avrebbe ricevuto un premio di 1.000 talenti d'oro (a cui aggiungeva la corona stessa). Il generale dunque, ritenendo rischioso comunicare per iscritto per il rischio di intercettazioni, inviò un messaggero travestito per chiedere come si doveva comportare in questo caso.[74]
Gli storici non concordano con questo passo per via dei tanti punti oscuri; anche la stessa sorte di tale Alessandro viene raccontata in vari modi: Tolomeo dopo la sua cattura non citerà più il suo nome; forse fu ucciso per un tradimento quattro anni dopo le vicende narrate, oppure, come racconta Aristobulo, egli morì addirittura prima della partenza per la conquista dell'Asia, ucciso da una donna a cui chiese del denaro.[75] ma dati certi portano dell'esistenza di un comandante dei Traci con tale nome sia all'epoca di Tebe che in Asia.
Altre storie riferiscono di Sisine come uomo di fiducia del re macedone, che gli rimase fedele sino a poco prima della battaglia di Isso, quando gli venne commissionato l'omicidio di Alessandro; scoperto, per ordine del re Sisine venne poi ucciso dagli arcieri.[76]
Dopo aver fatto dono al veterano Antigono Monoftalmo di un ampio territorio, giunse nell'antica capitale Gordio, dove si svolse l'episodio del celebre nodo gordiano: pare che esistesse un antico carro il cui giogo era assicurato da un nodo inestricabile e che un oracolo avesse promesso il dominio dell'Asia a chi fosse riuscito a scioglierlo. Alessandro, dopo alcuni tentativi, risolse il problema estraendo la spada e tagliando il nodo con un colpo netto.[77] Diversamente Aristobulo afferma che fu facile per il re sciogliere quel nodo.[78]
Nella città aspettò che Parmenione lo raggiungesse insieme alle sue truppe, cui si aggiunsero 4.000 soldati (di cui 3.000 erano macedoni);[79] era il mese di maggio del 333 a.C. Riuscì a far avere ad Antipatro 500 talenti e 600 ne donò a Anfotero, per rinforzare la flotta greca, rispettando l'alleanza[80]
In seguito Memnone, dopo aver conquistato Chio e le città di Lesbo (tutte tranne Mitilene, che non riuscì mai a conquistare), stava anche preparando 300 navi con cui partire,[81] ma si ammalò e morì. La sua azione di resistenza fu proseguita da un suo parente, Farnabazo, aiutato da Autofradate. I due ottennero piccole vittorie (fra cui la conquista di Mitilene stessa,[82] Mileto e Tenedo) alternate ad altrettante piccole sconfitte, ma il numero dei loro soldati non impensieriva Alessandro.